Seleziona la tua lingua: 

Sono una psicoterapeuta sistemico-relazionale e nella mia pratica clinica con individui, coppie e famiglie in difficoltà soffermo la mia attenzione in particolare sulla qualità della comunicazione nelle relazioni, sull’autoconsapevolezza come strumento primario di cambiamento, sulla riscoperta e sull’utilizzo delle risorse personali nelle fasi di vita che, in virtù della loro criticità, mettono alla prova la propria capacità di fronteggiare in maniera positiva le avversità.


Attacchi di panico, ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbi ossessivo-compulsivi…. Sono tutti sintomi che segnalano all’individuo che sta attraversando una crisi: non sono “malattie” in sé, ma sono portatori di un “messaggio” proveniente dal proprio nucleo più profondo che va decifrato e interpretato per mettersi nelle condizioni di riorganizzarsi e dare nuovo slancio alla propria esistenza, rafforzati da una nuova conoscenza di sé, destinata a diventare la perla più bella del proprio tesoro, il bagaglio esistenziale che rende ogni persona unica, preziosa e irripetibile.


Cercare un aiuto presso uno psicoterapeuta, per dare un significato alle emozioni e ai vissuti che si provano in determinati momenti critici della vita (lutti, separazioni, depressioni post-partum, pensionamento, fallimenti scolastici o professionali…) o ad una particolare problematica (disturbi alimentari, stati d’ansia, dipendenze affettive, da sostanze…) che influisce negativamente sulla qualità di vita, non è semplice, può essere doloroso e in un primo momento disorientante, in quanto la psicoterapia, per come la intendo io, più che risposte preconfezionate o “pillole di saggezza” dà spunti di riflessione e aiuta a vedere la propria situazione da nuovi punti di vista, ma in alcuni casi è indispensabile per riorganizzarsi e ripartire, dopo che la tempesta ha spazzato via le sicurezze su cui, precedentemente alla crisi, si pensava di poter contare.

 

Lo psicoterapeuta aiuta il paziente a esplorare se stesso, i suoi meccanismi e processi, l’idea che egli ha di se stesso, degli altri e del mondo; ad affrontare anche le parti di sé che non ama, e – con un opportuno lavoro di elaborazione - ad accettarle e/o modificarle se percepite eccessivamente disfunzionali.
Usando una metafora: è come un gondoliere che porta a spasso il passeggero tra i canali e i rii della sua “Venezia interna”: ce ne sono alcuni ampi, illuminati, splendenti, sormontati da palazzi opulenti; altri rii sono scuri, melmosi, maleodoranti e portano a punti inaccessibili, destinati a poter essere soltanto visti da lontano o immaginati; la gondola può immergersi in canali su cui ogni tanto si aprono cavane profonde e buie, che destano nel passeggero una domanda: che fare, entrare o no? L’insieme di queste parti costituisce il paesaggio interiore di ognuno di noi. Parti percepite belle, che ci piace esibire all’esterno, che usiamo come biglietto da visita per sedurre e piacere (il Canal Grande o Piazza San Marco) e parti percepite come meno gradevoli che tendiamo a tenere nascoste (le “corti sconte”), a volte anche a noi stessi, ma che sarebbe opportuno integrare nella rappresentazione interna di noi stessi (in quanto più le disconosciamo più sono libere di agire senza controllo).
Mentre girovaghiamo tra i canali, costruiamo con l’aiuto del terapeuta che ci offre le sue ipotesi una mappa dei nostri luoghi interiori. Più è dettagliata, più ci conosciamo meglio e riusciamo a gestire e controllare le nostre parti problematiche, i punti critici, quelli che sollecitati fanno male.
La psicoterapia è dunque un processo esplorativo che il paziente fa su se stesso, un lavoro di ricerca con una “guida” che gli è vicino e lo sostiene, senza giudicarlo ma anzi stimolando la curiosità di conoscersi sempre di più, in un processo in cui sostanzialmente il paziente fa i conti con se stesso e viene sollecitato a esplorare i diversi aspetti infelici e dolorosi della sua vita, a prendere in esame il modo in cui intreccia relazioni con persone significative della sua vita attuale (compresa la relazione col terapeuta!) e a prendere coscienza delle aspettative che ha nei confronti dei propri sentimenti, comportamenti e di quelli delle altre persone. Il ruolo del terapeuta è stato paragonato da John Bowlby, psicoterapeuta infantile, a quello di una madre che fornisce al bambino una base sicura da cui esplorare.