Disturbi trattati

Disturbi alimentari

(Riferimenti teorici: teoria dell’attaccamento di John Bowlby, teoria sistemico-relazionale di Valeria Ugazio, cognitivismo post razionalista di Vittorio Guidano)

La semantica entro cui si sviluppano i disturbi alimentari è quella del potere, per cui in queste famiglie c’è chi vince e chi perde, chi ha successo e chi fallisce, chi è determinato e chi è arrendevole.
Essendo possibile considerarsi “vincenti“ o “perdenti” solo rispetto agli altri, in queste famiglie vengono tenuti in estrema considerazione il giudizio degli altri, le apparenze sociali. I membri di queste famiglie hanno la consuetudine di valutare se stessi o gli altri “vincenti/perdenti” attraverso il confronto competitivo con gli altri, ragion per cui la relazione con l’altro è centrale per la definizione del proprio sé.
Spesso sono presenti in queste famiglie storie di riscatto sociale o differenze di rango tra le famiglie di provenienza del padre e della madre.
In queste famiglie, le differenze vengono vissute come illegittime, ragion per cui la differenziazione dagli altri è ostacolata: molti autori chiamano questa dinamica familiare “invischiamento”. Da un punto di vista comunicativo, si può osservare in questi nuclei un’altissima frequenza di rifiuti e un grande desiderio di conferme.
Avendo una percezione vaga e indefinita di sé, la persona con questo tipo di semantica oscilla tra desiderio di conferme e approvazione e la paura di venire intrusi e disconfermati.

Con il cibo i soggetti con questa semantica tendono a replicare le stesse dinamiche che hanno con gli altri: più lo rifiutano, lo controllano, lo rigettano, più ne sono assoggettate, in una cornice di sostanziale dipendenza.
Attraverso il digiuno e il vomito, le anoressiche e le bulimiche (che tendono a collocarsi nel polo dei “vincenti”) si oppongono alle figure centrali di attaccamento, intensificandone il rapporto. Esse tendono ad aderire ai valori del proprio gruppo familiare e sociale. Volitive, operose, competitive, sono estremamente sensibili al giudizio dell’altro e tendono alla compiacenza e al perfezionismo. Temono il coinvolgimento emotivo e sessuale.
I soggetti obesi tendono a posizionarsi nel polo dei “perdenti”: ipercritici e anticonformisti, tendono a smascherare coloro che si trovano in una posizione di supposta superiorità. Temono relazioni sessuali intime e prediligono partner che hanno bisogno del loro aiuto.

Trattamento

Il sintomo anoressico-bulimico irrompe in età adolescenziale o pre-adolescenziale, dopo un’infanzia relativamente serena e, nella maggioranza dei casi, senza traumi particolari. È buona norma, quando la richiesta d’aiuto riguarda un adolescente, utilizzare un setting misto (individuale e familiare), coinvolgendo nel lavoro psicoterapeutico l’intera famiglia, come risorsa e fonte di cambiamento per il soggetto in difficoltà.
In età adulta, verrà privilegiato un lavoro individuale focalizzato in un primo momento sulle tematiche del giudizio degli altri, del confronto sociale e successivamente volto all’esplorazione delle modalità di attaccamento del soggetto, al fine di migliorare il suo rapporto con se stesso, con gli altri e con il mondo, rafforzando la propria autonomia di pensiero e giudizio.
Questo tipo di lavoro ha solitamente ripercussioni positive anche sul rapporto con il cibo.
Nei casi più gravi, la dottoressa D’Antuono si avvale della collaborazione con nutrizionisti, medici, psichiatri.